Italia e migrazione

problema serio o normale andamento delle cose?

Diventerà l’Italia un Paese di migranti in un futuro vicino?

Al giorno d’oggi in Italia ci vivono almeno 600 000 clandestini e questo numero continua a crescere impetuosamente. Gli esperti sostengono che nel 2065 la quantità di migranti potrà raggiungere il 40% dell’intera popolazione. Cioè, tra 50 anni, il gruppo etnico italiano, in altre parole, rischia di rimanere in minoranza. Questa percentuale ravvicina il Paese alla Germania, dove attualmente il 36 % di bambini, sono i figli di migranti.

Un po’ di storia

Il processo migratorio in Italia è un fenomeno, che è sempre esistito.
Il processo è stato costante e di fatto non si è mai interrotto:

1861 —

l’anno in cui nasce lo Stato italiano e inizia la migrazione.

1876 —

l’anno in cui viene fondata la Direzione generale della statistica, che cominciò a effettuare regolarmente le registrazioni statistiche.

1876-1980 —

l’immigrazione di più di 26 mln di persone. In altre parole, sono 3,4 mln di migranti ogni 10 anni.

1929-1975 —

l’emigrazione attiva degli stessi italiani verso altri Paesi. In questo periodo è emigrato ogni quarto italiano.

1950 —

giorno d’oggi, un’attiva immigrazione dagli Stati africani.

2015 —

l’anno in cui iniziò la crisi europea dei migranti.

Migrazioni in Italia

Da dove vengono la maggior parte dei rifugiati in Europa?

Primo trimestre del 2018

Dove i rifugiati cercano rifugio

Primo trimestre del 2018

UN MOMENTO DI SVOLTA

28.02.2018, allora il futuro Presidente del consiglio, Giuseppe Conte ha dichiarato che l’Italia non riceve un sufficiente aiuto dall’Unione Europea nella questione dei migranti, e ha spiegato che l’Italia segue una politica poco «lungimirante».

Proprio nel 2018, poi, il nuovo governo cominciò a prendere le misure rigide per limitare l’accesso del flusso migratorio in Italia. Come seguito, in base ai dati ufficiali, nello stesso anno il flusso migratorio si è ridotto del 80%. Il governo è convinto: alle persone in stato di bisogno, bisogna aiutare a casa loro, e non sul territorio europeo. Ed è inammissibile incentivare coloro che guadagnano portando i migranti in Europa.

In autunno dello stesso anno, è entrato in vigore il decreto sulla «sicurezza e migrazione», che prevede la riduzione delle spese statali per i migranti e facilità fortemente la loro espulsione fuori dall’Italia.

Ma come stanno realmente le cose?

Di fatto la situazione è ancora molto difficile. Perché appunto ci sono tanti fattori:

  • Al giorno d’oggi 8,2% della popolazione italiana sono i migranti.
  • Le diaspore più presenti: romena, albanese, marocchina, cinese e altre.
  • Una parte di migranti continua a vivere nei campeggi con le tende, molti altri invece riescono ad aprire un’attività in proprio.
  • Iniziando dal 2011, la percentuale delle imprese italiane si è ridotta del 2,6%, invece quella delle aziende intestate agli stranieri è aumentata del 21,3%.
  • In totale, in Italia sono attive più di 500 000 aziende intestate agli stranieri. Sono per lo più nel settore di vendite e servizi, compreso il settore ristorativo.

La cosiddetta crisi europea dei migranti è nata nel 2015 e le sue conseguenze preoccupano non solo l’Italia, ma tutti i Paesi sviluppati dell’Europa. Il primo problema è il finanziamento. Nei bilanci dei paesi non c’erano voci di spese per i profughi. Nemmeno ora la situazione si è migliorata. Non è stata ancora elaborata un’unica concezione su come accogliere e integrare i migranti. Non ci sono case disponibili. Come anche i posti di lavoro per i migranti.

COSA CI ASPETTA?

Oggettivamente parlando, si può dire, che una immigrazione ultra attiva verso l’Italia, è un colpo per l’economia, la società e la politica. Riduzione dei posti di lavoro, crescita di criminalità, calo del clima generale nelle città: queste conseguenze sono appena l’apice dell’iceberg. La situazione in futuro può solo peggiorare.

Abbiamo raccolto per te una lista degli eventi futuri che a maggior ragione potrebbero accadere e previsioni degli esperti sul problema migratorio italiano. Cosa aspetta il Paese tra 5, 10 o 50 anni?

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